
Foto panoramica della valle dal belvedere di Viggiano
E’ ormai nota la notizia della costruzione di un imponente centro di prima raffinazione del greggio estratto dalle colline ortonesi. Il proggetto rientra in un piu’ ampio disegno governativo che vorrebbe l’entroterra abruzzese adibito a risorsa da sfruttare per l’estrazione di petrolio e discarica per i rifiuti industriali. Si e’ cominciato a parlare a tal proposito di “petrolizzazione dell’Abruzzo”. L’obiettivo energia portato avanti dall’ex presidente della Regione Del Turco in ossequio con le direttive governative che stabiliscono in un documento che Abruzzo e Basilicata sono regioni adibite alla produzione di energia fossile, da il via libera alla costruzione di raffinerie, pozzi e oleodotti per il 35% del territorio abruzzese coperto da permessi estrattivi.
L’attuarsi di questa politica ha dato gia i suoi buoni frutti. Basta volgere lo sguardo alla discarica piu’ grande e pericolosa d’Europa, quella di Bussi.
Qui convergono diversi insediamenti che ospitano tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dai petrolchimici e dalle industrie chimiche di tutta Italia che hanno provocato l’immissione di grossi quantitativi di sostanze tossiche nelle acque del principale fiume della regione, rendendolo un coacervo di veleni, compromettendo l’utilizzo stesso di quell’acqua. Anche qui la vicenda non manca di risvolti allarmanti.
Silenzio, disinformazione e totale copertura da parte di politici, enti e media su una gravissima emergenza ambientale.
Rimaniamo in provincia di Chieti. Ortona. I dubbi sul progetto di costruzione degli impianti sono molti. E come non averne difronte alle tante omissioni nella relazione tecnica dell’Eni, che non ha specificato il sistema di trasporto, il sistema di trasformazione dei gas estratti, le sostanze che verranno utilizzate, i dettagli sulla rete, il fabbisogno idrico, lo smaltimento dei rifiuti e l’esistenza o meno di eventuali fasi nocive di lavorazione degli oli estratti. Nonostante questo, la giunta regionale tra il 4 e il 27 aprile 2007 approva l’impresa, con una tanto inusuale quanto sospetta velocita’.
Se da un lato la procura di Chieti il 29 gennaio 2008 apre un’inchiesta sull’intera vicenda avviando un lungo lavoro di indagine, per stabilire se la contestatissima procedura amministrativa fosse “pulita”, dall’altro cominciano ad essere organizzate una serie di dimostrazioni e contestazioni al progetto.
Ma il consiglio comunale ortonese emette una richiesta per l’abrogazione della legge regionale, faticosamente approvata, che andava a bloccare la costruzione del Centro Oli fino al 31 dicembre 2008, minacciando a gran voce di rivalersi con azioni legali nei confronti dei residenti della zona, singoli cittadini e comitati spontanei sorti nel corso dell’ultimo anno in difesa del proprio territorio.
L’ intento di deturpare la regione dei parchi non ha tregua: se il progetto del centro oli rimarra’ congelato fino al nuovo anno, vanno avanti invece i lavori nei pressi del porto di Ortona per l’installazione di alcune piattaforme semisommergibili, destinate all’estrazione di idrocarburi e di gas naturale.
Viene spontaneo a questo punto fare riferimento alla Basilicata dove a distanza di 15 anni, dall’insediamento dell’ENI per l’estrazione del petrolio, appaiono a tutte e tutti gli effetti devastanti di quell’impianto che non porta ricchezza e non risolve il problema del lavoro.
Il ricorso al T.A.R. del WWF, che chiedeva la sospensione dell’iter per la costruzione del Centro Oli ad Ortona , viene giudicato “sbagliato e inammissibile”.
Nelle poche righe della sentenza, il T.A.R. afferma testualmente che l’interesse energetico e’ di pari valore (se non superiore) alla salute pubblica. Che quest’ultima fosse da sempre ostaggio degli interessi economici e politici e’ una verita’ senza tempo, ma averlo affermato in una sentenza e’ un ulteriore conferma del ruolo servile dei tribunali di stato nonche’ di una sempre piu’ diffusa visione dell’ambiente e dei territori solo in termini di profitto.
L’ENI festeggia, e il vero fine della classe politica che ha votato per la costruzione del Centro Oli, e’ svelato ancora una volta.
Anche i sindacati confederali al gran completo [CIGL CISL UIL] fin dall’inizio si sono schierati al fianco di Confindustria ed ENI, sperando di convincere gli abruzzesi dell’enorme opportunita’ offerta da questa infrastruttura in termini di posti di lavoro e ricchezza economica, oltre ad offrire parole senza base scientifica per rassicurare sulla salute di tutti.
(continua…)













