Archive del 2008

E’ iniziata ufficialmente la circolazione dello SCEC in Veneto

sabato, 20 dicembre 2008

Scec

In Veneto l’associazione “Arcipelago Veneto” ha ufficialmente iniziato l’uso dello Scec

SCEC, cos’è?

I Buoni locali sono delle “cartonote” molto semplici e si usano insieme agli Euro. Il funzionamento è intuitivo. I Buoni (SCEC, Solidarietà ChE Cammina) vengono stampati dalle Associazioni locali e consegnati gratuitamente agli iscritti e alle famiglie. Questi Buoni Locali danno diritto ad una riduzione sui prezzi di listino. Arcipelago Veneto coordina questa fase.

Emissione:

Viene fatta dall’associazione senza scopo di lucro costituita ad hoc in cui parteciperanno tutte le associazioni di categoria coinvolte, gli Enti Locali ecc. ove questo non sia possibile ogni commerciante e imprenditore aderirà a titolo personale.Questi buoni danno diritto ad uno sconto medio del 20% (dal 10% fino al 30%) sui prezzi di listino, ma ogni esercente e chiunque sia in grado di offrire una prestazione o un servizio sceglie la percentuale da applicare. I buoni non sono convertibili in euro e hanno la particolarità di ancorare sul territorio, arricchendolo, anche la parte di spesa pagata in euro.Distribuiti direttamente alle famiglie del territorio, oltre che tra gli aderenti, attireranno nel circuito anche coloro che di solito fanno la spesa nella grande distribuzione o in altri paesi.

Distribuzione agli aderenti:

Come detto in precedenza i Buoni vengono distribuiti gratuitamente alle famiglie e agli iscritti. La quantità iniziale sarà di 100 Buoni locali ad iscritto, con la possibiltà da parte della associazione di distribuirne quote aggiuntive per attività benemerite per il territorio (raccolta differenziata, assistenza a domicilio..) e per attività divulgative del progetto Buoni, o per donazioni nei confronti di enti locali che ne facciano richiesta o che operino in partnership con Arcipelago Veneto.I  tagli sono sei: 0,50 – 1 – 2 – 5 – 10 – 50 SCEC.

Scec, i tagli

Il Buono locale, distribuito gratuitamente, viene accettato per l’acquisto di beni e servizi all’interno del circuito. Sono semplici da usare e aiuteranno imprese e privati a superare questo periodo di estrema difficoltà. Utilizziamo questi metodi per ridare potere di acquisto a famiglie, piccole imprese, pensionati. Con i Buoni Locali SCEC (la Solidarietà ChE Cammina), chiunque offra un servizio alla comunità la arricchisce, contribuendo alla fine dell’incubo della quarta settimana.

Ad esempio 100 Buoni Locali aumentano il potere di acquisto delle pensioni di 500 euro del 20%

Accettazione del Buono

Come vediamo nell’esempio sotto, il cliente che ha i Buoni, invece di (circa) 36 euro pagherà (circa) 29 in euro e 7 in Buoni.

In questo caso il negoziante batterà uno scontrino di 36 euro con 7 di abbuono. Il negoziante pagherà le tasse e le imposte ovviamente sui 29 euro effettivamente incassati. A questo punto il negoziante potrà riutilizzare i 7 SCEC presso ogni altro aderente al circuito, per soddisfare i suoi bisogni in termini sia di beni che di servizi.

Allo stato attuale i buoni soddisfano pienamente tutte le richieste di rivitalizzare il commercio locale, arricchire il territorio e favorire in chi li usa la nascita della consapevolezza sui meccanismi monetari e delle multinazionali.

Il negoziante in possesso di molti Buoni vorrà dire che ha avuto anche un proporzionale incremento di euro e comunque non avrà mai superato il rapporto di 20 SCEC contro 80 Euro. L’importante è che si faccia un’opera di informazione per cui per i negozianti diventi automatico dare e ricevere Buoni e per i clienti diventi un’abitudine portare Buoni in tasca. Il Buono è reale potere di acquisto per chi lo usa.

E’ di fondamentale importanza capire che questo schema di funzionamento, in modo similare, è utilizzato da molti anni nella grande distribuzione. Come ? Con i buoni sconto. I supermercati hanno infatti al loro interno una larghissima gamma di prodotti, raggruppando l’offerta di molti negozi. Possono quindi beneficiare, grazie ai buoni sconto cartacei e alle fidelity card, solo della loro funzione di fidelizzazione della clientela: una volta spesi muoiono li. Nel nostro caso il Buono viene riutilizzato ad ogni acquisto, (nell’esempio il 20% dell’importo), e circolando nel circuito porta ricchezza e clientela a chi ne fa uso. Per capire bene che è veramente semplice vedete cosa fa un qualunque supermercato; il circuito dei Buoni Locali SCEC si comporta in maniera similare.

Scontrino

Arcipelago Veneto

E lo stato ci guadagna….

venerdì, 12 dicembre 2008

Vi posto,in versione integrale, un articolo apparso sul mai troppo considerato sito www.lavoce.info. E’ semplicemente allucinante! In un periodo di crisi come questo lo Stato mette a punto una manovra “anti-crisi”con saldo positivo di 390 milioni di Euro. Per la tabella dei costi e benefici vi rimando al sito.

Saluti da Sciorilli Nicola

Il decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo di 390 milioni. Un risultato sorprendente. Pur con la prudenza dovuta al livello del debito pubblico, sarebbe stato fondamentale aumentare la spesa pubblica o ridurre la pressione fiscale. Invece, il provvedimento prevede un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, per compensare quello delle spese. In recessione l’unico modo per migliorare i conti pubblici è far ripartire l’economia. E il governo dovrà presumibilmente intervenire in corso d’opera perché le misure di spesa appaiono sotto finanziate.

Grazie all’ottimo lavoro del servizio bilancio della Camera, abbiamo finalmente un quadro completo del decreto anticrisi varato quasi due settimane fa dal nostro Consiglio dei ministri. Il risultato è però sorprendente. Dopo che a Washington il 16 novembre scorso era stato annunciato dal ministro Tremonti un piano da 80 miliardi, ridotto solo tre giorni dopo a 12,7 miliardi, poi sceso a 7 miliardi, a 6,5 e, infine, il 29 novembre a 3,7 miliardi, ci ritroviamo ad avere un intervento a saldo zero. Più precisamente, il decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo, tra variazioni nette nelle entrate e nelle uscite, di 390 milioni. Non solo non c’è una riduzione della pressione fiscale, ma vi è un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, di 3 miliardi e mezzo che serve più che a compensare l’aumento netto delle spese.

CRESCE SOLO LA BUROCRAZIA

Dal punto di vista macroeconomico, questo significa che ci stiamo preparando alla peggiore recessione del Dopoguerra sparando a salve. Una manovra antirecessiva può, infatti, avere un significativo impatto macroeconomico solo se varia i saldi. In un contesto come quello attuale, sarebbe stato fondamentale aumentare la spesa pubblica o ridurre la pressione fiscale per rilanciare l’economia. Certo, tutto questo andava fatto con prudenza, dato il livello del nostro debito pubblico. E mettendo subito in atto piani che ci portassero, quando la crisi sarà finita, a finanziare stabilmente le minori entrate (o maggiori spese) decise oggi con riduzioni permanenti della spesa, come quelle che stiamo proponendo sulle varie missioni del bilancio pubblico. Il decreto anticrisi, invece, finanzia le maggiori spese con maggiori entrate, innalzando ancora di più la pressione fiscale. C’è da chiedersi come reagiranno gli altri governi del G20 e il Fondo monetario, che da tempo chiedono una forte azione di stimolo fiscale coordinata tra i diversi paesi, cui anche l’Italia è chiamata a dare un contributo.
I dettagli  riguardo all’impatto della manovra sul bilancio dello Stato (la tabella sul bilancio della pubblica amministrazione è più complessa, ma comunque consegna un saldo positivo) vengono forniti dalla tabella qui sotto. La parte del leone viene svolta dalla rivalutazione dei valori contabili Ias, una misura di riallineamento dei valori fiscali e contabili che in parte anticipa entrate future. Oggi, semmai, dovrebbe essere compiuta l’operazione opposta, immediate riduzioni di tasse oggi compensati da riduzioni di spesa domani. Vi sono poi circa 500 milioni che derivano da inasprimenti dell’Iva. Si noti che negli altri paesi si sta procedendo in direzione diametralmente opposta, riducendo l’Iva, come consentito dalla Commissione europea.
Il decreto anticrisi si limita così a redistribuire risorse. E la redistribuzione, modesta peraltro, avviene con costi amministrativi molto elevati soprattutto in rapporto alle erogazioni concesse ai cittadini, come mettono in luce Massimo Baldini, Simone Pellegrino e Paola Monti. Si crea tanta burocrazia, ma nessun posto di lavoro con manovre di questo tipo. E non si offre protezione alla grande platea di lavoratori con contratti a termine che rischia di rimanere senza lavoro nei prossimi mesi.
Si dirà che una manovra a saldo zero non peggiora i conti pubblici, a differenza di quanto sta avvenendo in altri paesi. Ma non è così. Primo, perché in fasi di crisi come questa i conti peggiorano comunque e l’unico modo per migliorarli è far ripartire al più presto l’economia, creando le condizioni per cui i tagli alle tasse e le nuove spese decise oggi siano sostenibili, possano durare nel tempo. Secondo, perché il governo rischia di doversi trovare fra qualche mese a spendere molto di più di quanto previsto. Le misure di spesa appaiono sotto finanziate: a esempio, stimiamo che la social card costerà almeno 600 milioni, 150 in più di quelli stanziati per questa misura. E i fondi aggiuntivi per gli ammortizzatori sociali non sono comunque adeguati, anche mantenendo le regole attuali, per tassi di disoccupazione a due cifre. Questo significa che il governo dovrà presumibilmente intervenire in corso d’opera, come esplicitamente previsto dal decreto attuativo della social card, per chiudere il rubinetto delle erogazioni oppure per ampliare le dotazioni dei vari fondi, rendendo così discorsivi gli effetti della spesa.
Quadro di copertura DL 185/2008 – effetti sul SNF per il 2009
(milioni di euro)Fonte: Camera dei Deputat

Le felicitazioni di Berlusconi ad Obama. Non resta che l’interdizione

venerdì, 7 novembre 2008

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Il presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy: ”A nome di tutta la popolazione francese, le faccio le mie più calorose congratulazioni. La sua brillante vittoria premia l’impegno instancabile verso la popolazione americana”.

Il leader del movimento anti-apartheid ed ex presidente del Sudafrica, Nelson Mandela: "La tua vittoria ha dimostrato che nessuna persona al mondo deve aver paura di sognare di voler cambiare il mondo in un posto migliore. Siamo sicuri che finalmente realizzerai il tuo sogno di rendere gli Stati Uniti d’America pieno partner di una comunita’ di nazioni impegnata nella pace e nella prosperita’ per tutti".

Il capo di Stato Vaticano, Joseph Ratzinger: "Dio illumini Barack Obama nella sua grandissima responsabilità. I migliori auguri di poter rispondere alle attese e alle speranze che si rivolgono verso di lui, anche per quanto riguarda il rispetto dei valori umani e spirituali essenziali. Pregherò per lui perchè possa costruire un mondo di pace, di solidarietà e giustizia".

Primo ministro australiano, Kevin Rudd: "Quarantacinque anni fa Martin Luther King aveva unsogno, un’America in cui uomini e donne non sarebbero più state giudicate per il colore della loro pelle ma per il contenuto del loro carattere. Oggi quello che ha fatto l’America è trasformare quel sogno in una realtà".

Il premier spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero: "L’elezione alla presidenza americana del democratico Barack Obama rappresenta un trionfo portatore di speranza e fiducia. In occasione della sua straordinaria vittoria elettorale, desidero esprimerle le mie più vive felicitazioni a nome del governo e del popolo spagnolo”.

Il presidente della Federazione Russa, Dmitry Medvedev: "Mosca spera che l’elezione di Barack Obama porti a un nuovo respiro nei rapporti bilaterali. Non abbiamo problemi col popolo americano, non c’è qui un antiamericanismo congenito. Speriamo che i nostri partner e la nuova amministrazione statunitense facciano una scelta a favore di rapporti più validi con la Russia".

Il presidente venezuelano, Hugo Chavez: "Congratulazioni a Barack Obama per la sua storica elezione, speriamo di stabilire nuove relazioni con gli Stati Uniti e rilanciare un’agenda bilaterale costruttiva per il benessere dei due popoli".

Il primo ministro pachistano, Yousuf Raza Gilani: "La vittoria di Obama promuoverà la pace".

Il premier indiano, Manmohan Singh: "Congratulazioni a Barack Obama per la straordinaria vittoria, si deve ritenere invitato a visitare l’India alla prima opportunità".

Il Presidente del Kenya, Mwai Kigaki, ha dichiarato festa nazionale per la giornata di domani in onore della vittoria storica di Barack Obama alle presidenziali Usa.

Il ministro degli esteri israeliano, Yigal Palmor: "La vittoria di Barack Obama nelle presidenziali Usa è uno splendido esempio di democrazia dato dagli Stati Uniti al mondo. Ambedue i candidati alle elezioni erano veri amici dello stato ebraico".

Il primo ministro britannico, Gordon Brown: "Felicitazioni al presidente Barack Obama. Saluto i valori progressisti e la visione per il futuro".

Il presidente cinese, Hu Jintao: "Congratulazioni sincere a Barack Obama".

Il premier giapponese, Taro Aso: "Congratulazioni al presidente Obama. Prometto di rafforzare le relazioni con gli Stati Uniti, che costituiscono il principale alleato del Giappone".

Il presidente afghano, Hamid Karzai: "Barack Obama porterà il mondo in una nuova era".

Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso: "Gli Stati Uniti sotto la sua direzione si uniscano all’Europa per condurre verso un ‘New Deal’ il mondo".

Il segretario della Lega Araba, Amr Moussa: "Ci aspettiamo cambio politica. La vittoria di Barack Obama è storica per il Medio Oriente e speriamo che il neopresidente provi a essere un mediatore onesto perché abbiamo bisogno di un cambiamento della politica di Washington nella regione".

L’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza della Ue, Javier Solana: "Vittoria storica. Obama è stato eletto su una piattaforma di cambiamento e questa è una cosa benvenuta".

Primo ministro italiano, Silvio Berlusconi: "Cercherò di aiutare i rapporti fra Russia e Usa dove sono arrivate alla guida delle giovani generazioni e non vedo difficoltà per Medvedev ad instaurare buoni rapporti con Obama che è anche bello, giovane e abbronzato".

Di Benny Calasanzio, tratto dal sito di Salvatore Borsellino www.19luglio1992.com

Barack Obama 44/mo presidente degli USA

mercoledì, 5 novembre 2008

Obama presidente

Mentre in Italia si sparla di fascismo e comunismo, mentre la P2 va in televisione e alla presidenza del consiglio, mentre si votano persone ultrasettantenni, l’America si sceglie un uomo di colore, democratico, giovane, energetico come suo rappresentante. Barack Obama stravince, con il voto dei giovani, con la voglia di cambiare, contro anni di disastri dell’era repubblicana sotto il controllo di Bush e in Italia qualcuno già sta piangendo dopo aver sostenuto il capitalista-eroe-repubblicano McKain insieme alla signora armata che ama la caccia e il petrolio. I cittadini americani hanno dimostrato grande intelligenza e partecipazione nel decidere le loro sorti togliendo la propria nazione dalle mani di quei pazzi, quando gli italiani faranno altrettando? Quando l’Italia si incazzerà veramente, quando dimostreremo concretamente di voler cambiare?

Primo discorso da presidente – part. 1

Primo discorso da presidente – part. 2

Dossier sul Centro Oli di Ortona

lunedì, 3 novembre 2008

Raffineria Viggiano
Foto panoramica della valle dal belvedere di Viggiano

E’ ormai nota la notizia della costruzione di un imponente centro di prima raffinazione del greggio estratto dalle colline ortonesi. Il proggetto rientra in un piu’ ampio disegno governativo che vorrebbe l’entroterra abruzzese adibito a risorsa da sfruttare per l’estrazione di petrolio e discarica per i rifiuti industriali. Si e’ cominciato a parlare a tal proposito di “petrolizzazione dell’Abruzzo”. L’obiettivo energia portato avanti dall’ex presidente della Regione Del Turco in ossequio con le direttive governative che stabiliscono in un documento che Abruzzo e Basilicata sono regioni adibite alla produzione di energia fossile, da il via libera alla costruzione di raffinerie, pozzi e oleodotti per il 35% del territorio abruzzese coperto da permessi estrattivi.

L’attuarsi di questa politica ha dato gia i suoi buoni frutti. Basta volgere lo sguardo alla discarica piu’ grande e pericolosa d’Europa, quella di Bussi.

Qui convergono diversi insediamenti che ospitano tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dai petrolchimici e dalle industrie chimiche di tutta Italia che hanno provocato l’immissione di grossi quantitativi di sostanze tossiche nelle acque del principale fiume della regione, rendendolo un coacervo di veleni, compromettendo l’utilizzo stesso di quell’acqua. Anche qui la vicenda non manca di risvolti allarmanti.

Silenzio, disinformazione e totale copertura da parte di politici, enti e media su una gravissima emergenza ambientale.

Rimaniamo in provincia di Chieti. Ortona. I dubbi sul progetto di costruzione degli impianti sono molti. E come non averne difronte alle tante omissioni nella relazione tecnica dell’Eni, che non ha specificato il sistema di trasporto, il sistema di trasformazione dei gas estratti, le sostanze che verranno utilizzate, i dettagli sulla rete, il fabbisogno idrico, lo smaltimento dei rifiuti e l’esistenza o meno di eventuali fasi nocive di lavorazione degli oli estratti. Nonostante questo, la giunta regionale tra il 4 e il 27 aprile 2007 approva l’impresa, con una tanto inusuale quanto sospetta velocita’.

Se da un lato la procura di Chieti il 29 gennaio 2008 apre un’inchiesta sull’intera vicenda avviando un lungo lavoro di indagine, per stabilire se la contestatissima procedura amministrativa fosse “pulita”, dall’altro cominciano ad essere organizzate una serie di dimostrazioni e contestazioni al progetto.

Ma il consiglio comunale ortonese emette una richiesta per l’abrogazione della legge regionale, faticosamente approvata, che andava a bloccare la costruzione del Centro Oli fino al 31 dicembre 2008, minacciando a gran voce di rivalersi con azioni legali nei confronti dei residenti della zona, singoli cittadini e comitati spontanei sorti nel corso dell’ultimo anno in difesa del proprio territorio.

L’ intento di deturpare la regione dei parchi non ha tregua: se il progetto del centro oli rimarra’ congelato fino al nuovo anno, vanno avanti invece i lavori nei pressi del porto di Ortona per l’installazione di alcune piattaforme semisommergibili, destinate all’estrazione di idrocarburi e di gas naturale.

Viene spontaneo a questo punto fare riferimento alla Basilicata dove a distanza di 15 anni, dall’insediamento dell’ENI per l’estrazione del petrolio, appaiono a tutte e tutti gli effetti devastanti di quell’impianto che non porta ricchezza e non risolve il problema del lavoro.

Il ricorso al T.A.R. del WWF, che chiedeva la sospensione dell’iter per la costruzione del Centro Oli ad Ortona , viene giudicato “sbagliato e inammissibile”.

Nelle poche righe della sentenza, il T.A.R. afferma testualmente che l’interesse energetico e’ di pari valore (se non superiore) alla salute pubblica. Che quest’ultima fosse da sempre ostaggio degli interessi economici e politici e’ una verita’ senza tempo, ma averlo affermato in una sentenza e’ un ulteriore conferma del ruolo servile dei tribunali di stato nonche’ di una sempre piu’ diffusa visione dell’ambiente e dei territori solo in termini di profitto.

L’ENI festeggia, e il vero fine della classe politica che ha votato per la costruzione del Centro Oli, e’ svelato ancora una volta.

Anche i sindacati confederali al gran completo [CIGL CISL UIL] fin dall’inizio si sono schierati al fianco di Confindustria ed ENI, sperando di convincere gli abruzzesi dell’enorme opportunita’ offerta da questa infrastruttura in termini di posti di lavoro e ricchezza economica, oltre ad offrire parole senza base scientifica per rassicurare sulla salute di tutti.
(continua…)